Infezione delle vie urinarie

Una infezione delle vie urinarie, anche chiamata infezione del tratto urinario, è una infezione che colpisce una parte del tratto o via urinaria.

L’infezione delle vie urinarie (UTI:Urinary Tract Infection) è caratterizzata dalla presenza di segni e sintomi delle vie urinarie associati ad isolamento di microrganismi patogeni nelle urine (1)

Normalmente le urine sono sterili e solo un’esigua microflora batterica colonizza la parte finale dell’uretra. Scientificamente si ha un’infezione delle vie urinarie in corrispondenza di valori superiori a 100.000 colonie per ml di urina. A causa della diversa conformazione anatomica, la patologia colpisce principalmente la popolazione femminile.

Le infezioni delle vie urinarie si dividono in:

  • Infezioni non complicate: infezioni che occorrono in un apparato urinario morfologicamente e funzionalmente indenne; comprendono le infezioni delle basse vie urinarie(cistiti, prostatiti, uretriti) e delle superiori vie urinarie(pielonefriti, cistopieliti). La cistite si definisce come infiammazione acuta o cronica della vescica urinaria in genere causata da un’infezione batterica o, più raramente, da traumi o agenti esterni (ad esempio radioterapia). Sono infezioni molto comuni che colpiscono circa il 30% delle donne tra i 20 e i 40 anni.
  • Infezioni complicate: infezioni che colpiscono soggetti a rischio di complicanze (bambini, donne gravide, oggetti immunodepressi, diabetici, cateterizzati, con alterazioni anatomiche o funzionali dell’apparato urinario, insufficienza renale, uropatia ostruttiva, vescica neurologica).

 Le cause delle infezioni

L’infezione avviene principalmente o per migrazione attraverso l’uretra o per contiguità dall’interno di batteri per lo più di origine intestinale. L’agente che più spesso è causa delle due divere tipologie di infezione è l’ Escherichia coli anche se, con minore frequenza, possono essere chiamati in causa altri batteri, virus o funghi.

Dati statistici mostrano come l’Escherichia Coli è responsabile del 70-95% dei casi e Staphylococcus saprophyticus, epidermidis e fecalis circa dil 10-15%. Occasionalmente vengono isolate altre Enterobacteriacee come Proteus Mirabilis e Klebsiella spp. o gli enterococchi (soprattutto nelle colture positive a più microrganismi, segno di contaminazione).

Per quanto riguarda i fattori predisponenti possiamo elencare più circostanze che possono favorire l’insorgere della malattia.

  • predisposizione genetica alle infezioni urinarie causate dalla scarsa capacità di produrre sostanze chimiche difensive;
  • fattori anatomo-vaginali;
  • stitichezza: una stasi protratta di feci a livello dell’ampolla rettale provoca una proliferazione di batteri;
  • il freddo intenso che provocando una vasocostrizione locale può facilitare la cistite;
  • patologie come diabete e prolasso uterino o vescicale;
  • uso di alcuni contraccettivi come il diaframma o creme spermicide;
  • traumatismi da sfregamento durante i rapporti sessuali;
  • fattori anatomici che ostacolano il normale flusso urinario (calcoli urinario, ipertrofia prostatica) e con ristagno dell’urina a monte dell’ostacolo;
  • condizioni esterne che riducono le difese immunitarie;
  • utilizzo di cateteri vescicali.

Più nello specifico possiamo individuare:

1) Fattori uretrali: dal punto di vista anatomico la stenosi uretrale è la principale causa. Analizzando la popolazione femminile questa tesi viene messa in discussione e molti studiosi sostengono che non sia altro che una dissinergia vescico-sfinterica misconosciuta (ostruzione funzionale).

2)Fattori prostatici: nella popolazione maschile vi è una stretta connessione tra infezione prostatica e infezione delle vie urinarie. Da un lato l’assenza o riduzione dello zinco nel secreto prostatico (sostanza che riduce la crescita batterica) aumenta il rischio d’infezione; dall’altro, in caso di ipertrofia prostatica, la presenza di residuo post-minzionale aiuta la proliferazione batterica.

3) Abitudini comportamentali: trattenere le urine, la tendenza a non svuotare completamente la vescica, utilizzo di prodotti aggressivi per la pulizia intima che alterano la flora batterica vaginale e la tendenza a posticipare la minzione, sono tutti fattori che tendono ad aumentare il rischio di infezioni.

 

La cistite

 La cistite è una flogosi (infezione) della mucosa vescicale. L’infiammazione è causata da batteri siti nell’ultimo tratto dell’intestino che raggiungo la vescica o dall’esterno, passando attraverso l’uretra, o dall’interno per via ematica o per propagazione.

E’ caratterizzata da un doloroso e continuo bisogno di urinare ed è strettamente correlata a pratiche anticoncezionali e/o rapporti sessuali.

La cistite, a causa di peculiarità anatomiche sfavorevoli, colpisce prevalentemente la popolazione femminile.

Da un punto di vista clinico possiamo individuare alcuni sintomi irritativi caratteristici della patologia:

  • bruciore o dolore durante la minzione, accompagnata da brividi di freddo;
  • spasmo doloroso (tenesmo vescicale) seguito dall’urgente bisogno di urinare;
  • urine torbide, a volte maleodoranti;
  • pollachiuria: aumento transitorio del numero di minzioni durante le 24 ore:
  • disuria: difficoltà nell’urinare; minzione lenta e poco copiosa.

 Le cause

Come abbiamo detto in precedenza, in condizioni normali l’urina contenuta nella vescica è sterile; vi sono tuttavia delle particolari condizioni che rendono l’organismo più facilmente attaccabile da parte di microrganismi batterici che possono raggiungere la vescica per via ascendente (dopo l’emissione con le feci risalgono lungo l’uretra), discendente (discesa dal rene) o ematica. Tra le numerose condizioni predisponenti possiamo elencare:

  • sistema immunitario debilitato a causa di eccessvo stress, cattiva alimentazione e terapia antibiotica;
  • affaticamento fisico o mentale;
  • scarsa o eccessiva igiene intima è un fattore di rischio comune per la cistite;
  • utilizzo di assorbenti interni;
  • uso del diaframma e di creme spermicide che diminuiscono l’acidità vaginale favorendo la contaminazione batterica;
  • pantaloni o biancheria intima eccessivamente aderente;
  • malattie sessualmente trasmissibili come la gonorrea o blenorrea;
  • agenti chimici;
  • malformazioni dell’apparato urinario possono predisporre alla cistite;
  • rapporti sessuali;
  • utilizzo del catetere;
  • stenosi o restringimenti uretrali;
  • presenza di corpi estranei o patologici nella vescica (calcoli o tumori);
  • diverticoli;
  • ipertrofia prostatica;
  • diabete: la presenza di glucosio nelle urine (glicosuria) favorisce la crescita batterica.

Indipendentemente da quale siano le cause scatenati e dagli eventuali sintomi la cistite è una patologia medica che deve essere subito curata per evitare che lo stato iniziale di infiammazione evolva in cistite batterica con il rischio di gravi complicanze a livello renale. I paziento più predisposte a complicanze sono i bambini e gli anziani.

In base alla causa scatenante si individuano alcune tipologie di cistite:

. cistite infettiva

. Cistite interstiziale

. Cistite farmaco-indotta

. Cistite da terapia radiante

. Cistite da device medicali

. Cistite da sostanze chimiche

. Cistite secondaria

 

  • Cistite infettiva

Le infezioni batteriche sono le cause più frequenti della cistite. Il principale microrganismo responsabile è l’ l’Escherichia coli (80% dei casi), seguito da Stafilococcus epidermidis (9%) e da Streptococcus fecalis (1-3%); fra gli altri patogeni ricordiamo Proteus, Klebsiella, Enterobacter, Serratia, Pseudomonas, Enterococcus[2]. L’escherichia coli, presente nell’intestino, diventa patogeno migrando nell’uretra e vescica. Nella maggior parte dei casi l’infezione batterica si dirama in senso ascendente, dall’intestino alla vagina, all’uretra fino alla vescica. Altre vie di trasmissione possono essere i rapporti sessuali, il contatto con oggetti infetti (asciugamano), l’uso di dispositivi medici quali il catetere. La cistite è una malattia che colpisce in modo prevalente le donne rispetto agli uomini per la diversa conformazione delle vie urinarie nei due sessi. Nella donna infatti è relativamente più facile la colonizzazione delle vie urinarie da parte di microrganismi patogeni, perchè l’uretra risulta molto più corta che nell’uomo (3-4 cm vs 16 cm circa) e più vicina a retto e vagina, ambienti che per loro natura non sono sterili, ma anzi riconoscono una propria flora batterica. La flora batterica, presente a livello di vagina e intestino, riveste diverse funzioni di cui una delle più importanti è il mantenimento di una sorta di equilibrio (omeostasi) a livello dei diversi ceppi batterici che da un lato impedisce il prevalere di un ceppo sugli altri e dall’altro lo sviluppo di specie patogene. La vagina, in particolare, è colonizzata da batteri (lattobacilli) che ostacolano lo sviluppo di batteri patogeni. Quando le condizioni ambientali della vagina mutano (pH, tipo di secrezione, etc.), possono instaurarsi delle infezioni (vaginiti), che a loro volta possono provocare cistite. Spesso in caso di cistite ricorrente, la causa è proprio una vaginite non riconosciuta.

L’equilibrio chimico-fisico e microbiologico della vagina può essere influenzato da altri condizioni o comportamenti:
• cattiva igiene
• rapporti sessuali non protetti
• utilizzo di detergenti per l’igiene intima eccessivamente aggressivi
• utilizzo di sostanze ad azione spermicida
• dieta non equilibrata e irregolare
• somministrazione di antibiotici non specifici.

Per la vescica i meccanismi di difesa verso una possibile infezione sono rappresentati dalla sua capacità di produrre sostanze (es. glicosamminoglicani) che, rivestendo la parete della vescica stessa, ostacolano l’adesione dei microrganismi; dalla presenza di una proteina sintetizzata dal rene e chiamata uromucoide (glicoproteina Tamm-Horsfall), che blocca i batteri e ne facilita l’eliminazione con le urine; dalla produzione ed eliminazione di urina (minzione) che in un certo senso funziona come un “lavaggio“ dell’epitelio della vescica e dell’uretra (per questo si raccomanda sempre di bere molto, per diluire le urine e favorire questa sorta di lavaggio fisiologico).

  • Cistite interstiziale

E’ un’infiammazione cronica della parete vescical; viene Chiamata anche Sindrome Dolorosa della vescica (painful Bladder Syndrome, PBS), Sindrome del dolore Vescicale (Bladder Pain Syndrome, BPS), Sindrome dell’iperattività Vescicale (Hypersensitive Bladder Syndrome, HBS). Per sintomatologia molto simile alla cistite cronica, è causata da più fattori poichè risultano coinvolti difetti epiteliali (urotelio), disfunzioni nella regolazione nervosa locale e attivazione delle mast cellule (Butrick et al., 2010). Sono state prese in considerazione come possibili cause:

  • difetti dello strato interno (epitelio) di rivestimento della vescica• mastocitosi• reazione autoimmunitaria• infiammazione neurogena• infezioni batteriche.

Dai dati di letteratura disponibili, circa un quarto dei pazienti con cistite interstiziale ha avuto i primi sintomi in età pediatrica. Nei pazienti in cui la cistite non risponde al trattamento antibiotico, soprattutto in caso di cicli ripetuti, valutare la possibilità di una cistite interstiziale. Analogamente, anche in caso di prostatite non batterica cronica o prostatodinia (sensazione dolorosa in zona sovrapubica o genitale). La cistite interstiziale tende ad evolvere verso un quadro clinico sempre più grave, i cui sintomi peggiorano gradualmente incidendo in maniera drammatica sulla qualità di vita del paziente (la frequenza della minzione può arrivare a 80 volte nell’arco delle 24 ore).

  • Cistite farmaco-indotta

Infiammazione provocata da farmaci. I due farmaci più noti sono:

  • la ciclofosfamide: provoca cistite emorragica acuta e cronica. Circa il 50% dei pazienti ne soffre. La tossicità uroteliale della ciclofosfamide è data da un suo metabolita, l’acroleina. Mentre la forma acuta può manifestarsi in qualsiasi momento del trattamento, la forma cronica si manifesta alcuni mesi dopo la sospensione del farmaco.
  • l’ifofosforamide: colpisce il 20-40% dei pazienti; anch’essa può indurre cistite emorragica.

 

  • Cistite da terapia radiante

L’infiammazione è un effetto collaterale della terapia radiante utilizzata nella cura di tumori della prostata, vescica o comunque di organi limitrofi. Si possono individuare tre principali periodi sulla base degli effetti delle radiazioni sui tessuti della vescica:

1) periodo acuto: dopo le prime sei settimane dall’inizio della radioterapia;

2) periodo subacuto: periodo compreso fra i sei mesi e i due anni successivi alla radioterapia;

3) periodo cronico: a partire dai due anni successivi.

Chiaramente il rischio più o meno maggiore di evolvere in una forma cronica dipende fortemente dalla quantità di radiazione somministrata. Quando la cistite arriva allo stadio di cronicità, la parete vescicale ha subito ormai un profondo cambiamento a favore di tessuto di tipo collagenoso a scapito di quello muscolare, con la conseguente perdita di elasticità e di contrattilità. La vescica presenta una parete ispessita e indurita, con capacità ridotta che si traduce in incontinenza e difficoltà minzionale. La soglia di radiazioni al di sopra della quale compare tossicità vescicale tardiva è di 55-60 Gy in 20 frazioni o 4 settimane.

 

  • Cistite da device medicali

Fra i device medicali, quello che presenta il rischio più elevato di cistite è rappresentato dal catetere vescicale sia nell’uomo sia nella donna.

  • Cistite da sostanze chimiche

In alcune persone particolarmente sensibili, l’uso di detergenti e di creme spermicide può indurre una reazione infiammatoria con conseguente cistite. Anche l’uso del diaframma, metodo anticoncezionale a barriera, può causare la cistite nella donna.

  • Cistite secondaria

La cistite può rappresentare una complicanza secondaria ad una pre-esistente condizione patologica che provoca ristagno dell’urina e/o ostacola il normale flusso urinario: stenosi ureterale e uretrale, ipertrofia prostatica, tumore, infiammazione pelvica, endometriosi, malattia di Crohn, diverticolite, lupus, tubercolosi.

 

 

La cistite in gravidanza

Come già descritto la cistite colpisce principalmente la popolazione femminile e soprattutto quella in dolce attesa. Durante la gravidanza alla presenza dell’uretra vicina al meato vaginale, prossima all’ano e più corta di quella maschile; si aggiunge il rischio di alcuni fattori predisponenti. Un esempio è dato sicuramente dalle modificazioni ormonali in atto durante la gravidanza: il rialzo del progesterone induce il rilassamento della muscolatura liscia, diminuendo anche il tono dell’uretere e dell’uretra con conseguente rallentamento del flusso urinario (minor azione dilavante dell’urina). Un altro fattore è rappresentato dalla compressione meccanica esercitata dall’utero in crescita sull’uretere che inevitabilmente ostacola il completo svuotamento della vescica. Tutti questi fattori, oltre agli elementi anatomici citati nella parte introduttiva, facilitano l’attecchimento dei germi vaginali o intestinali (escherichia coli) che risalgono nell’uretra; tale colonizzazione può essere favorita dai rapporti sessuali, specie se non protetti, e da una cattiva igiene intima.

 

Sintomi:

  • difficoltà nell’emissione di urina;
  • dolore e bruciore durante la minzione;
  • percezione di un continuo bisogno di urinare;
  • incompleto svuotamento della vescica;
  • possibile perdita di sangue nelle urine.

Anche nelle donne in gravidanza si può avere presenza di batteriuria asintomatica, cioè una infezione urinaria priva di sintomi.

Per quanto riguardano i rischi e le complicazioni della cistite nelle donne in gravidanza, negli ultimi anni abbiamo assistito a un lieve rialzo di incidenza di infezioni renali associate ad un incremento seppur lieve delle nascite premature e alla riduzione del peso del nascituro. Nonostante il rischio sia basso è importante trattare la patologia in modo repentino ed adeguato per evitare l’insorgere di eventuali problemi e criticità durante la gravidanza.

 

  • Fitoterapia

Nel campo della cura delle infezioni del tratto urinario, esistono molte piante medicinali che possiedono un naturale effetto antimicrobico. La tesi è avvalorata dal fatto che gli organismi vegetali, nel loro ambiente naturale, combattono contro infezioni microbiche e pertanto sono costretti a sviluppare adeguate contromisure. I componenti di diverse piante possono esercitare la loro azione antisettica attraverso due meccanismi principali:

  1. azione antimicrodibica diretta;
  2. inibizione dell’adesione batterica alle cellule epiteliali.

Studi clinici randomizzati attestano l’efficacia clinica del mirtillo americano Cranberry

1 Tratto da “Fitoterapia”_Impiego Razionale delle droghe vegetali di F.Capasso, G. Grandolini e A. A.Izzo.

2 Harrison’s Principles of Internal Medicine, 1995.

fresh cranberries on a kitchen table

(Nella foto: chicchi di Cranberry)

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Quanto proposto è ad esclusivo scopo informativo e non sostituisce il medico a cui bisogna rivolgersi per i problemi relativi alla salute.

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