Papilloma Virus o HPV

Il Papilloma Virus o HPV (Human Papilloma Virus) è un virus appartenente al gruppo dei Papillomavirus. Le infezioni legate a questo sono estremamente diffuse e possono causare malattie della pelle e delle mucose.
Nella maggior parte dei casi l’infezione provocata da questo virus si risolve da sola e non causa nessuna alterazione; mentre in una minoranza di casi provoca gravi lesioni a livello del collo dell’utero che, se non curate adeguatamente, possono progredire verso forme tumorali.
Il virus HPV si contrae generalmente attraverso rapporti sessuali ma non è escluso che si possa trasmettere per vie indirette (bocca e unghie). È ammesso che la trasmissione possa avvenire anche con un contatto fisico, se ci sono cellule virali attive e se sono presenti lacerazioni, tagli o abrasioni nella pelle e/o mucose. Generalmente, le infezioni più pericolose delle vie respiratorie o del cavo orale si trasmettono attraverso il sesso orale, attraverso il contatto, quindi, tra la mucosa e i genitali.
Le persone che hanno un sistema immunitario particolarmente vulnerabile sono più esposte al rischio di contagio. Con frequenza decisamente inferiore, l’infezione può essere provocata, in alcuni luoghi ove si crei promiscuità (come docce pubbliche, piscine, caserme), dal contatto con superfici in precedenza utilizzate da portatori dell’infezione.
Ad oggi si conoscono 120 tipi di papilloma virus che vengono divisi in 16 gruppi designati progressivamente con le lettere da A a P in base alle sequenze del DNA.
Possono essere suddivisi in cutanei e mucosi. Come già anticipato all’inizio della nostra presentazione la maggior parte dei virus causano malattie non gravi come le verruche cutanee, in altri però possono causare o tumori benigni come il condiloma genitale o tumori maligni come il cancro al collo dell’utero, al cavo orale, all’ano, all’esofago e alla laringe.
Degli Hpv ad alto rischio, l’Hpv 16 e 18 sono quelli più frequentemente implicati nel carcinoma cervicale, essendo responsabili rispettivamente di circa il 60% e 10% di tutti i tumori cervicali. Altri tipi ad alto rischio sono associati a tumori cervicali, ma con minore frequenza, mentre gli Hpv a basso rischio (quelli cioè non legati a forme tumorali) possono comunque provocare condilomi anogenitali in entrambi i sessi.

L’infezione

L’infezione da Hpv è molto frequente nella popolazione: si stima, infatti, che almeno il 75% delle donne sessualmente attive si infetti nel corso della propria vita con un virus Hpv, e che oltre il 50% si infetti con un tipo ad alto rischio oncogeno. A livello mondiale, la prevalenza delle infezioni da Hpv in donne asintomatiche varia dal 2% al 44%. Negli Stati Uniti, secondo uno studio pubblicato nel febbraio 2007, risulta positivo all’Hpv il 26,8% delle donne fra i 14 e i 59 anni, pari a 24,9 milioni di donne in tutto il Paese .In Italia, studi condotti in donne di età tra 17 e 70 anni, mostrano una prevalenza per qualunque tipo di Hpv compresa tra 7 e 16%. La prevalenza aumenta al 35-54% in caso di donne con diagnosi di citologia anormale, per raggiungere il 96% in caso di displasia severa o oltre. La prevalenza delle infezioni da Hpv varia con l’età: è più elevata nelle giovani donne sessualmente attive, mentre un secondo picco di prevalenza si nota nelle donne intorno alla menopausa o dopo. Uno studio condotto nell’Italia settentrionale in donne tra 25 e 70 anni ha mostrato come la prevalenza diminuisca dal 13-14% nella fascia di età 25-39 anni, all’11% nelle donne tra 40 e 44 anni, e al 5% nelle donne oltre i 44 anni.
Nelle casistiche italiane, il tipo di virus più frequente è il 16, pari al 30% circa di tutte le infezioni. In ogni caso, la maggior parte delle infezioni (fra il 70 e il 90%) è transitoria, perché il virus viene eliminato dal sistema immunitario prima di sviluppare un effetto patogeno. In particolare, è stato documentato che, a distanza di 18 mesi dall’infezione, l’80% delle donne era Hpv-negativa. La probabilità che l’infezione evolva verso la persistenza sembra dipendere dal tipo del virus, ed è più elevata per i tipi ad alto rischio, incluso l’Hpv 16.

Lesioni benigne

Le lesioni cutanee più frequenti causate dal virus HPV sono le verruche: escrescenze verrucose che infettano, per contatto con un’altra verruca di un’altra persona, soprattutto mani, piedi e genitali. Gli ambienti affollati caratterizzati da un’elevata temperatura ed umidità sono luoghi con caratteristiche specifiche che favoriscono la replicazione e la propagazione del Papilloma virus.
Le verruche causate dal virus sono classificate in :
– verruche comuni: lesioni cutanee che presentano una forma irregolare e decorrono nella maggior parte dei casi in modo asintomatico;
– verruche plantari: lesioni verrucose facilmente trasmesse nelle palestre e piscine;
– verruche piane: infettano mani,piedi, viso e gambe e tendono a svanire spontaneamente in breve tempo.
– Condilomi: sono il risultato di un’infezione genitale da papilloma virus trasmessa per via sessuale. Mentre nel maschio i si manifestano prevalentemente a livello di glande, meato uretrale, frenulo, pene e solco balano-prepuziale; nella donna colpiscono la vagina e il collo dell’utero.

 Lesioni gravi: tumore alla cervice

Le cause per cui alcune donne sviluppano il cancro a seguito dell’infezione da HPV non sono ancora ben evidenti. Nel corso degli anni si sono identificati alcuni fattori di rischio che aumentano la probabilità di una progressiva degenerazione delle lesioni da papilloma virus fino all’insorgere di tumori. Da uno studio elaborato negli USA si evince che le donne fumatrici hanno il doppio delle probabilità rispetto a quelle che non fumano di sviluppare il cancro al collo dell’utero. Naturalmente la degenerazione del virus dipende dai diversi ceppi di HPV e dalla loro aggressività. Si osserva che la somministrazione prolungata di pillole anticoncezionali, la copresenza di altre malattie veneree e la gravidanza possono aumentare il rischio di degenerazione maligna della/e lesione/i.

– Diagnosi

Gli strumenti diagnostici principali utilizzati per monitorare e controllare l’infezione da HPV e le conseguenti lesioni da essa causate sono:
– Pap-test: esame citologico che premette l’identificazione di alterazioni cellulari della sezione uterina. Si preleva un campione di cellule endocervicali attraverso un campione;
– colposcopia: permette una visione completa ed approfondita della cervice uterina;
– esame molecolare HPV-DNA: permette di stabilire la presenza o meno del genoma virale prima che le cellule del collo dell’utero sviluppino anomalie tumorali;
– biopsia (in caso di diagnosi dubbia od incerta).

– Terapia

Chiaramente l’utilizzo di specifiche terapie dipende dal tipo e dal ceppo di Papilloma Virus implicato. Ad esempio in caso di verruche a mani e piedi, la terapia farmacologica può non essere necessaria o comunque può accelerare i tempi di guarigione. Infatti le verruche più resistenti possono essere trattate con crioterapia, laserterapia ed elettrocoagulazione.
Discorso analogo vale per la cura dei condilomi: il trattamento farmacologico e medico può non essere necessario specie in caso di lesioni asintomatiche e di dimensione ridotta.
Per quanto riguarda le infezioni più pericolose che causano il cancro all’utero, sicuramente la chemioterapia e la radioterapia sono i trattamenti più efficaci e utilizzati.

– La prevenzione

Dal 2008 in Italia, per prevenire l’infezione da HPV, è in vigore una campagna che raccomanda e offre gratuitamente la vaccinazione contro il virus alle ragazze tra gli 11 e i 12 anni di età , prima cioè che inizi la loro attività sessuale e che aumenti quindi la probabilità di contagio. Sono disponibili due vaccini che vengono somministrati per via intramuscolare in tre dosi nell’arco di sei mesi: uno bivalente e uno quadrivalente. Il primo è diretto contro i ceppi 16 e 18 del virus, in grado di causare lesioni precancerose e responsabili del 70% dei tumori della cervice uterina, mentre nel secondo, alla protezione contro i ceppi citati, si aggiunge anche quella contro il 6 e l’11 che causano la formazione di condilomi a livello genitale.
Per entrambi i vaccini, studi clinici hanno mostrato un’efficacia superiore al 90% nel prevenire l’infezione dai ceppi del virus contro cui sono diretti e, conseguentemente, la formazione di lesioni precancerose che nel tempo possono progredire verso la forma tumorale. Tale efficacia è anche accompagnata da un buon livello di sicurezza e tollerabilità .
Non è però ancora nota con certezza la durata della protezione conferita dai vaccini. Questa si estenderebbe per almeno otto-nove anni, il periodo di osservazione fatto finora, ma non si sa ancora quanto poi diminuisca nel tempo e se occorreranno successive dosi di richiamo per rafforzarne l’effetto.
La vaccinazione difende dalle infezioni, ma non evita alle ragazze di sottoporsi a regolari controlli, come il Pap-test, a partire dai 25 anni. Il vaccino-anti HPV protegge, infatti, solo da alcuni ceppi pericolosi del virus e non da altri che, anche se più raramente, possono causare lesioni cellulari a livello della cervice.
Si sta valutando inoltre l’opportunità di estendere la vaccinazione agli uomini, dato il sempre più chiaro legame tra infezione da HPV e i seppur più rari carcinomi di ano, pene e tumori della testa e del collo, anche se una buona copertura vaccinale delle ragazze dovrebbe già limitare i contagi nei maschi.

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