mamma pancione stilizzata


 

 

Utilizzo di fitofarmaci in gravidanza e durante l’allattamento. Condizioni fisiologiche quali gravidanza ed allattamento richiedono particolare cautela in caso di intervento terapeutico, assunzione di farmaci o similari. La stessa cautela va presa se il paziente si trova in età pediatrica o senile, se è obeso o affetto da insufficienza epatica o renale. Per questi pazienti, qualsiasi tipo di terapia, deve essere valutata con particolare attenzione.
 

La Gravidanza o gestazione è lo stato della donna che porta nel proprio utero il prodotto della fecondazione. Il termine gravidanza deriva dall’aggettivo latino gravidus che significa “gravato, appesantito” (derivato a sua volta dall’agg. gravis “pesante”). Attualmente sussistono due diverse posizioni in merito all’inizio della gravidanza, situandolo in momenti diversi.

  • l’Organizzazione mondiale della Sanità fissa l’inizio della gravidanza al momento dell’impianto dell’embrione nell’endometrio della parete uterina.
  • Per alcuni studiosi invece la gravidanza inizia con il concepimento, cioè coincide con il momento in cui lo spermatozoo incontra l’uovo maturo nella tuba e lo feconda.

Tali posizioni diverse sono solo apparentemente formali, e possono influenzare le decisioni legislative in materia di interruzione della gravidanza e di contraccezione post-coitale, e hanno ripercussioni su molti aspetti della bioetica (4) La durata della gravidanza è di circa 280 giorni (40 settimane). Il conteggio delle settimane di gravidanza, risultando non sempre possibile determinare l’esatto momento del concepimento, avviene dal primo giorno dell’ultima mestruzione. Le beta-HCG, dosabili nel sangue e nelle urine, sostanze ormonali sulla base delle quali si diagnostica la gravidanza, sono evidenziabili dalla II settimana dal concepimento (IV settimana di età gestazionale). Già a partire dagli anni ’60, in seguito all’acquisizione della teratogenicità della talidomide, si è iniziato a raccomandare di evitare l’uso di farmaci, specie se di recente introduzione in terapia, nella prima fase della gravidanza. A livello pratico però questa raccomandazione non risolve il problema della teratogenicità dei farmaci, per una ragione molto semplice: la gravidanza viene riconosciuta solo tardivamente (dopo 5-6 settimane) e di conseguenza la terapia farmacologica in atto viene interrotta troppo tardi. In linea generale possiamo affermare che gli effetti tossici dei farmaci sono tanto più gravi e potenzialmente dannosi quanto più rapida è la crescita, la riproduzione e la differenziazione delle cellule: il rischio quindi è massimo quando la somministrazione del farmaco avviene durante il periodo della blastogenesi (dal concepimento al 14° giorno di gravidanza) e della embriogenesi (dalla 2a settimana e fino al 3° mese di gravidanza).

Nel caso comunque sia necessario il ricorso a farmaci durante la gravidanza (ad es. per delle patologie della gestante: diabete, epilessia, cardiopatia, gestosi o infezioni delle vie urogenitali ominaccia di Aborto) si devono evitare quei farmaci per i quali si è a conoscenza o se ne presume un nesso causale con alterazioni dell’embrione e/o feto.

Danni al feto si possono avere anche con l’uso cronico di caffeina, alcol, fumo: donne che fumano possono ad es. andare incontro più facilmente al distacco della placenta con morte del feto o a parto prematuro ed infezioni del feto.

   

ACIDO FOLICO (o Vit. B9) IN GRAVIDANZA (presente nel prodotto DULKIS-3)

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 136 del 25 Maggio 2012, rettifica del regolamento (UE) n. 432/2012 della Commissione del 16 Maggio 2012“Elenco delle indicazioni sulla salute consentite”.

“Il folato contribuisce alla crescita dei tessuti materni, alla normale sintesi degli amminoacidi, alla normale emopoiesi, alla normale funzione psicologica e del sistema immunitario”  (Fonte: Ministero della Salute).

Durante l’intero periodo di gravidanza e prima del suo inizio è bene seguire una dieta varia e sana per assicurare al feto tutti i nutrienti di cui ha bisogno per il suo sviluppo. In gravidanza e durante l’allattamento aumenta il fabbisogno di vitamine (A, D, C, B6, B12, acido folico), sali minerali (calcio, ferro, fosforo), lipidi (acidi grassi essenziali).

Un basso livello di folati nella madre è un fattore di rischio per lo sviluppo di difetti del tubo neurale nel feto. L’incremento dell’apporto di acido folico in gravidanza, che deve raggiungere almeno i 400 microgrammi al giorno, si è dimostrato efficace per la prevenzione della spina bifida e dell’anencefalia.
Il fabbisogno quotidiano di acido folico è normalmente assunto con una dieta ricca di frutta e verdura fresca. Durante il periodo peri-concezionale, però, come raccomandato dal Network Italiano Promozione Acido folico coordinato dal Centro Nazionale Malattie Rare dell’Istituto superiore di sanità, (da 1 mese prima del concepimento ai primi 3 mesi di gravidanza inclusi) il fabbisogno di acido folico aumenta. Per raggiungere l’assunzione raccomandata di tale vitamina sarebbe necessario triplicare l’assunzione dietetica tipica, una scelta piuttosto laboriosa da rispettare, anche perché sarebbe difficile mantenere la quota giornaliera in modo costante. Per questo è consigliata l’integrazione con supplementi vitaminici.

È importante distinguere tra acido folico e folati.

I folati sono composti naturalmente presenti negli alimenti, mentre l’acido folico è la molecola di sintesi presente nei supplementi vitaminici e negli alimenti arricchiti con queste vitamine.
I folati devono essere necessariamente introdotti attraverso l’alimentazione, in quanto il nostro organismo li produce sono in quantità molto limitate.

L’acido folico e i folati sono coinvolti nella sintesi di molecole importanti come il DNA, l’RNA e le proteine. Sono essenziali, quindi, per tutte quelle cellule che nel nostro organismo vanno incontro a processi di differenziazione e rapida proliferazione, come ad esempio le cellule del sangue e della pelle e sono particolarmente importanti durante la formazione dell’embrione, quando si sviluppano e si differenziano i primi abbozzi degli organi.

Una carenza di queste vitamine può determinare forme di anemia e aumentare il rischio di gravi malformazioni fetali, come i difetti del tubo neurale (tra cui spina bifida, anencefalia e encefalocele) ed altre malformazioni, in particolare alcune difetti congeniti cardiovascolari, malformazioni delle labbra e del palato (labiopalatoschisi), difetti del tratto urinario e di riduzione degli arti. Secondo il sistema di sorveglianza europeo delle anomalie congenite EUROCAT (European surveillance of congenital anomalies) ci sono, in media, 20 casi di malformazioni congenite ogni 1.000 nati (Min. Salute).

Un’alimentazione ricca in frutta, verdura e legumi, contenenti folati, può contribuire a ridurre l’incidenza delle malformazioni congenite, ma la sola alimentazione non è sempre sufficiente a coprire il fabbisogno quotidiano in folati e, se si programma una gravidanza, è necessario integrare la dieta con compresse di acido folico (Min. Salute).

Numerosi studi hanno dimostrato che un’adeguata assunzione di acido folico è efficace nella prevenzione primaria dei difetti del tubo neurale e di altre malformazioni congenite permettendo una riduzione del rischio fino al 70%.

L’importanza dell’Acido Folico e le conseguenze di una sua carenza in gravidanza sono state come si è detto, dimostrate scientificamente già un paio di decenni fa. La supplementazione di folato già in fase pre-concezionale riduce infatti di circa il 70% i rischi di difetti del tubo neurale, e del 20% quelli di altre importanti malformazioni. È utile però fare qualche passo indietro.
L’acido folico è infatti fondamentale per la sintesi del Dna e delle proteine, e per la formazione dell’emoglobina. In caso di gravidanza, il ruolo dell’acido folico diventa poi decisivo nella prevenzione dei cosiddetti DTN, o disturbi del tubo neurale: cioè di quella parte del feto che dà origine alla scatola cranica, al cervello e alla spina dorsale, e che si chiude entro il 30mo giorno dal concepimento. Quando il tubo neurale non si chiude correttamente si hanno gravi malformazioni come la spina bifida e l’anencefalia. Ecco perché l’assunzione di integratori di acido folico è raccomandata dalle linee guida nazionali e internazionali per una corretta alimentazione in gravidanza. Bisogna poi aggiungere che altre ricerche hanno messo in evidenza meriti ulteriori di un’integrazione di questa vitamina. Avrebbe cioè anche un’azione preventiva sull’incidenza dei parti prematuri, e addirittura (come riporta uno studio dell’Istituto di Sanità Pubblica di Oslo, in Norvegia) sarebbe associata a una minore probabilità di ritardi nello sviluppo del linguaggio intorno ai 3 anni del bambino
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 LATTOFERRINA IN GRAVIDANZA (presente nel prodotto Dulkis-3)

 La lattoferrina è una glicoproteina in grado di legare e trasportare il ferro. L’assunzione di lattoferrina può essere utile per il fisiologico miglioramento del metabolismo del ferro specie nei casi di carenze riconducibili a cattiva alimentazione o situazioni di aumentato fabbisogno di ferro. L’anemia da carenza di ferro, detta anche anemia sideropenica, è una forma di anemia caratterizzata da un calo dei livelli ematici di emoglobina al di sotto dei valori normali a causa della carenza di ferro.

I segni e i sintomi più comuni dell’anemia da carenza di ferro sono: debolezza, pallore cutaneo, unghie friabili, svogliatezza, incapacità di concentrarsi, suscettibilità alle infezioni.
Le principali cause della anemia da creanza di ferro sono rappresentate da: dieta povera di ferro, aumentato fabbisogno per cause naturali (bambini, adolescenti, gestanti), perdita di sangue (mestruazioni, ulcera gastrica o duodenale).

Recenti studi clinici hanno dimostrato l’importanza e l’efficacia della somministrazione di lattoferrina per l’ipoferremia e l’anemia da carenza di ferro in gravidanza:

  • Uno studio condotto da Valenti P. et al nel 2008 (La lattoferrina per os, un’importante alternativa priva di effetti indesiderati, nella prevenzione e trattamento dell’ipoferremia ed anemia da carenza di ferro in gravidanza. Riv It Ost Gin, 17, pp. 783-790) aveva lo scopo di confrontare l’effetto della lattoferrina col solfato ferroso in donne incinte affette da ipoferremia ed anemia da carenza di ferro. Le partecipanti allo studio (n. 259) sono state suddivise in 3 gruppi randomizzati:

– lattoferrina (2 capsule da 100 mg al giorno), per 30 gg;

– solfato ferroso (una compressa da 520 mg/die), per 30 gg;

– gruppo di controllo (donne che non hanno assunto né l’uno né l’altro).

A differenza del gruppo di controllo, le donne che hanno assunto lattoferrina e solfato ferroso hanno mostrato valori dell’emoglobina e del ferro plasmatico totale significativamente aumentati (p<0.01 vs basale). In particolare, nel gruppo relativo alla lattoferrina si è rilevato un marcato miglioramento dei parametri ematologici, specialmente del ferro plasmatico totale (p<0.01 vs solfato ferroso). In 90 donne incinte che hanno assunto lattoferrina (200 mg/die) dal momento dell’insorgenza dell’ipoferremia e/o dell’anemia fino al termine della gestazione, si sono osservati valori eccellenti per ematocrito, emoglobina, ferro plasmatico totale e ferritina plasmatica al momento del parto. I valori ematici erano tali da non richiedere nessuna ulteriore supplementazione di ferro; la tollerabilità è stata ottima. Al contrario, nelle donne trattate con solfato ferroso è aumentata significativamente solo la concentrazione dell’emoglobina mentre, accanto a un non significativo incremento del numero di globuli rossi e della concentrazione di ferro plasmatico totale, si è osservata una significativa riduzione della ferritina plasmatica: il 95% delle donne ha lamentato nausea e crampi allo stomaco. Nel gruppo di controllo tutti i parametri considerati sono diminuiti.

Anche in altre ricerche scientifiche la lattoferrina è stata associata ad una miglior tollerabilità rispetto al solfato ferroso, non evidenziando alcun effetto indesiderato (Paesano R. et al., (2006). Oral administration of lactoferrin increases hemoglobin and total serum iron in pregnant women. Biochem Cell Biol, 84 (3), pp. 377-380)

 

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 DHA Vegetale IN GRAVIDANZA (presente nel prodotto DULKIS-3)

 

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 136 del 25 Maggio 2012, rettifica del regolamento (UE) n. 432/2012 della Commissione del 16 Maggio 2012“Elenco delle indicazioni sulla salute consentite”

“Il DHA contribuisce al mantenimento della normale funzione cerebrale e della capacità visiva normale”

 

(Fonte: Ministero della Salute)

Durante l’intero periodo di gravidanza e prima del suo inizio è bene seguire una dieta varia e sana per assicurare al feto tutti i nutrienti di cui ha bisogno per il suo sviluppo. In gravidanza e durante l’allattamento aumenta il fabbisogno di vitamine (A, D, C, B6, B12, acido folico), sali minerali (calcio, ferro, fosforo), lipidi (acidi grassi essenziali). Un basso livello di folati nella madre è un fattore di rischio per lo sviluppo di difetti del tubo neurale nel feto. L’incremento dell’apporto di acido folico in gravidanza, che deve raggiungere almeno i 400 microgrammi al giorno, si è dimostrato efficace per la prevenzione della spina bifida e dell’anencefalia.
Gli acidi grassi essenziali sono molto importanti sia per la madre che per la crescita e lo sviluppo del sistema nervoso centrale del neonato e servono, in particolare, alle strutture cerebrali e retiniche. Non sono prodotti autonomamente dall’organismo e vanno introdotti con la dieta; tra questi, gli acidi grassi monoinsaturi e gli acidi grassi polinsaturi a lunga catena, in particolare della serie Omega-3, tra cui il più il più importante è il DHA presente nel pesce, soprattutto quello “azzurro”.
Per coprire il fabbisogno di acidi grassi essenziali, si può ricorrere su consiglio del medico ad alimenti fortificati o supplementare l’assunzione con integratori.

Gli alimenti che non devono mancare sono:

  • frutta e verdura
  • carboidrati (pane, pasta, riso, orzo, patate), limitando gli zuccheri semplici, derivanti prevalentemente da dolci e bibite
  • proteine (pesce, carne, legumi, uova)
  • latte e derivati del latte (formaggi, yogurt)
  • alimenti ricchi di fibre, per contrastare la stipsi che spesso si presenta durante gravidanza (pane, pasta e cereali integrali, frutta, verdura).

Un approccio integrato (DHA + ACIDO FOLICO)

Si tratta di uno dei pochi casi in cui alcuni integratori vengono consigliati di default, e addirittura in anticipo sulle circostanze che determinano l’effettivo aumento del fabbisogno: quando una donna programma una gravidanza – ma secondo alcuni ginecologi, addirittura quando è in fase riproduttiva e non adotta misure anticoncezionali – è importante che aumenti in modo mirato l’apporto di alcune sostanze determinanti per il corretto sviluppo dell’embrione, fin dal momento del suo concepimento. Naturalmente la prima regola fondamentale, anche per le future mamme, è seguire un’alimentazione corretta e uno stile di vita sano, anche se questo può non essere sufficiente: anche una dieta varia, al giorno d’oggi, è difficile che garantisca l’equilibrato “rifornimento” di alcuni nutrienti che risultano decisivi proprio nelle primissime fasi della gravidanza quando, spesso, la donna non sa ancora di essere incinta.

L’acido docosaesaenoico (DHA) è un acido grasso polinsaturo a lunga catena della famiglia degli omega 3. In gravidanza è molto utile per la salute del feto e della mamma. Sebbene alcuni benefici siano già stati ben documentati da illustri ricerche, ed altri attendano invece ancora una piena evidenza, le linee guida internazionali sono concordi nell’indicarne il livello da mantenere attraverso l’alimentazione o la supplementazione. Questo vale a maggior ragione quando la madre segue regimi che escludono alcune categorie di alimenti (una dieta vegetariana per esempio) ma come vedremo non dipende in maniera esclusiva dallo stile di vita. Il DHA viene solitamente estratto dall’olio di pesce ma è possibile estrarlo anche da alcune microalghe, ottenendo così un DHA VEGETALE (valida opportunità di supplementazione anche per le donne vegetariane)

Qui di seguito elencati alcuni benefici del DHA dimostrati dalla letteratura:

  • In gravidanza ed in età pediatrica: favorisce la formazione delle membrane neuronali, la plasticità sinaptica e lo sviluppo dei fotorecettori retinici; riduce l’incidenza del parto pretermine, prolunga la gestazione, determina un significativo aumento del peso fetale; riduce l’asma infantile e l’allergia alle proteine dell’uovo;

Gli effetti ancora da dimostrare pienamente sono invece i seguenti: prevenzione della pre-eclampsia, del diabete gestazionale, della depressione post partum e, nel neonato, delle dermatiti atopiche e degli eczemi;

Il DHA appartiene alla categoria degli acidi grassi poliinsaturi, che vengono definiti “essenziali” perchè l’organismo umano non è in grado di produrli autonomamente e pertanto devono essere introdotti con la dieta.
I principali acidi grassi poliinsaturi omega-3 sono: l’acido alfa-linolenico (ALA), l’acido eicosapentaeonico (EPA) e l’acido docosaexanoico (DHA). Il DHA è fondamentale per il corretto sviluppo e funzionamento del nostro Sistema Nervoso, in particolare per un ottimale sviluppo visivo e cognitivo.Le membrane fotorecettoriali della retina contengono un’alta percentuale di DHA (circa il 60%) suggerendo un profondo coinvolgimento di questa sostanza nella funzione visiva. I bambini nascono con un sistema visivo solo parzialmente formato e durante il primo anno di vita la situazione migliora rapidamente. Studi condotti su uomini e animali hanno evidenziato che la carenza di DHA nella dieta determina una riduzione dell’acuità visiva che è dovuta non solo a modificazioni della retina ma anche del cervello.

Numerose ricerche a livello internazionale hanno valutato gli effetti del DHA sul sistema visivo in crescita e hanno dimostrato che i livelli del DHA nel latte materno e nel latte formula supplementato con DHA sono positivamente correlati allo sviluppo visivo dei bambini nati a termine: ad una bassa concentrazione di DHA nel cervello durante la vita fetale, è correlato un ridotto sviluppo neuronale, in deficit della neurotrasmissione, in deficit neurocognitivi e possibili disturbi comportamentali, quali ad esempio: livelli più elevati di ansia, manifestazioni di comportamenti aggressivi e depressione.

Il suo accumulo inizia in utero, negli ultimi mesi di vita fetale e nei primi 2-3 mesi di vita, fino al termine del secondo anno. Di conseguenza il feto ha necessità di omega-3, in particolare di DHA, soprattutto negli ultimi tre mesi di gravidanza , quando nuove cellule cerebrali vengono generate ad un ritmo di oltre 250.000 cellule nervose al minuto.

Il “Ritardato Accrescimento Intrauterino” (IURG), è stato relazionato ad un basso livello di acidi grassi poliinsaturi nel sangue fetale. Secondo alcuni studi epidemiologici, le donne in gravidanza che consumano grandi quantitativi di omega-3 hanno un tasso di nascite premature (causa di problemi fisici e neurologici, come la difficoltà di apprendimento) inferiore alle altre, e pesi neonatali conseguentemente più elevati.
Le gravidanze gemellari o le gravidanze singole ripetute a breve distanza l’una dall’altra creano una condizione di relativa carenza e una maggiore necessità di DHA.
Da questa constatazione nasce la recente pratica di integrare l’alimentazione della gestante e della nutrice con DHA, al fine di garantire il corretto sviluppo del tessuto cerebrale, dell’acuità visiva e delle capacità cognitive del feto e del neonato..

Per concludere possiamo quindi affermare che il DHA è fondamentale sia presente in maniera adeguata nell’organismo, per tutto il periodo della gestazione e poi ancora durante l’allattamento. Considerando il fatto che la principale fonte alimentare di DHA è l’olio di pesce, teoricamente andrebbero assunte almeno due porzioni di pesce azzurro alla settimana. Bisogna però aggiungere che in molti casi non è possibile coprire questo fabbisogno solo attraverso l’alimentazione e con uno stile di vita sano, anche perché, proprio in queste fasi delicate, molti esperti consigliano di non mangiare pesce con eccessiva frequenza per limitare il possibile accumulo di sostanze tossiche come il mercurio, purtroppo ormai presenti in tutti i mari. Inoltre, una carenza di DHA è spesso molto evidente nel caso di diete vegetariane.

In tutti questi casi, data l’importanza di un apporto adeguato di DHA fin dalle prime settimane dal concepimento, gli integratori possono offrire la necessaria alternativa.

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Quanto proposto è ad esclusivo scopo informativo e non sostituisce il medico a cui bisogna rivolgersi per i problemi relativi alla salute

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