cranberry mirtillo cistite

 

 

CRANBERRY (Vaccinium Macrocarpon Ait. cosiddetto “Mirtillo Americano” contenuto in Miuri tandem)

 

Il Cranberry è abbondante nel sottobosco con terreno siliceo e quindi acido in mezza montagna, in tutto l’emisfero settentrionale, se ne utilizzano le foglie e le bacche raccolte in estate.

E’ un frutto ricchissimo di Antocianine, delle quali almeno sette sono state identificate e sono: cianidina, delfinidina, pelargonidina, malvidina, peonidina, irsutidina e petunidina. Contiene inoltre: flavonoidi, tannini, zuccheri semplici e complessi, acidi organici e fenolici.

Ricchissima è la letteratura che ne dimostra la potente: AZIONE ANTI-INFETTIVA URINARIA = POTENTE ANTISETTICO

Indicazioni principali: infezioni delle vie urinarie inferiori.

 L’azione antibatterica del Cranberry è stata talvolta attribuita alla sua capacità di acidificare l’urina, ma numerosi studi successivi hanno dimostrato che il pH urinario rimane pressoché inalterato in seguito all’assunzione di alcune dosi di questo estratto. Studi più recenti si sono concentrati sulla possibile inibizione dell’adesione batterica alla mucosa della vescica dei vari batteri patogeni, responsabili di tali infezioni, fra cui anche l’Escherichia coli (l’agente patogeno che è più spesso responsabile di tali patologie).

L’adesione viene facilitata dalle fimbrie (strutture simili ai flagelli, ma più corti e rigidi, che permettono ai batteri di aderire all’ambiente in cui si trovano), le quali producono adenosine che si legano a specifici recettori presenti sulle cellule dell’epitelio della vescica. E’ stato dimostrato che il mirtillo americano è in grado di provocare un’inibizione irreversibile dell’adesione di un ceppo di Escherichia coli che esprime due tipi di fimbrie (tipo 1 e tipo P); si ritiene che il fruttosio possa essere responsabile dell’inibizione della fimbria di tipo 1. In altri studi è stato poi dimostrato che le proantocianidine estratte dal mirtillo americano inibiscono l’adesione di ceppi di E. coli con fimbrie di tipo P. Tale azione antiaderente, favorendo la fisiologica eliminazione delle popolazioni batteriche anomale, può contribuire a contrastare la colonizzazione dell’intestino e della vescica da parte di questi agenti potenzialmente patogeni. Questo meccanismo d’azione è dovuto alla presenza delle proantocianidine, in particolare quelle del tipo A2, le quali sono capaci di inibire l’adesività dell’Escherichia Coli sulla parete interna vescicale di circa l’80 % dopo 2 ore dalla I assunzione. Ciò avviene Questo attraverso un processo di antagonizzazione sulle adesine che sono localizzate nelle fimbrie presenti sulla superficie batterica, e sono capaci di aderire a specifici recettori monosaccaridici e/o polisaccaridici situati sulla superficie delle cellule dell’epitelio vescicale.

È molto importante sottolineare che il CRANBERRY contiene proantocianidine con legami di “tipo A”, mentre moltissimi altri alimenti sono ricchi di proantocianidine (PACs) con legami di “tipo B”. Ciò è importante in quanto le PACs di tipo A sono in grado di interferire con le fimbrie di E. coli, mentre quelle di tipo B non hanno alcun effetto antiadesivo (Howell AB – A-type cranberry proanthociandins and uropathogenic bacterial anti-adhesion activity –Phytochemistry 2005; 66: 2281-91).

Nel 2004 l’Autorità francese per la sicurezza degli alimenti ha riconosciuto al Cranberry importanti proprietà salutari, dovute proprio ed in particolare alle proantocianidine (PACs) di cui le bacche sono ricchissime, che favoriscono l’eliminazione con le urine dei ceppi batterici patogeni, fra cui il principale, l’Escherichia coli, in quanto ne impediscono l’adesione alle pareti del tratto urinario.
Numerosi studi clinici condotti in vitro ed in vivo hanno dimostrato che il Cranberry è in grado di inibire l’adesione dei colibacilli alla parete dell’intestino e della vescica (ciò spiega la sua efficacia come antidiarroico e disinfettante urinario). Qui sotto riportati alcuni di questi:

EFFETTO ANTIADESIVO SUL BATTERIO “ESCHERICHIA COLI” (batterio che è più spesso responsabile delle infezioni del tratto urinario):

1) Uno studio effettuato sui topi da Ofek I. et al. (Anti Escherichia coli adhesin activity of cranberry and blueberry juices. New Engl. J. Med. 324, 1599, 1991ù), ha dimostrato che l’estratto di Cranberry è in grado di inibire di ben l’80% l’adesività dell’Escherichia coli all’epitelio vescicale mediata dalle adesine. Tali adesine sono localizzate nelle fimbrie presenti sulla superficie batterica e sono capaci di aderire a specifici recettori monosaccaridici e/o polisaccaridici situati sulla superficie delle cellule dell’epitelio vescicale

2) Uno studio in vitro (Pinzon-Arango P.A. et al. Role of Cranberry on Bacterial Adhesion Forces and Implications for Escherichia coli-Uroepithelial Cell Attachment. J Med Food. 2009 Mar 3.) che valutava il meccanismo d’azione antiadesivo del Cranberry e della sua sull’Escherichia coli sia non fimbriata (HB101) sia fimbriata (HB101 pDC1) ha mostrato che entrambi i preparati testati riducevano la capacità adesiva dei germi alle cellule ospiti, in particolare per la forma fimbriata BH101 pDC1, in modo dose dipendente. Tale effetto è risultato essere reversibile, perché nel momento in cui i batteri venivano fatti crescere senza esporli più al Cranberry, riprendevano ad aderire normalmente alle cellule. Lo studio ha confermato pertanto che il Cranberry ha azione antiadesiva nei confronti dell’Escherichia coli, in particolare per le sue forme fimbriate.

 3) Un altro studio, effettuato in vitro, ha valutato la capacità del Cranberry non solo anti-adesiva sull’Escherichia coli ma anche capacità di ridurne la proliferazione (Lin B. et al. Iron chelation by cranberry juice and its impact on Escherichia coli growth. 2010 Aug 30) ed è stato così dimostrato che il mirtillo americano è in grado non solo di ridurne la proliferazione cellulare, con alterazioni nell’espressione genica di geni associati al trasporto del ferro e agli enzimi metabolici essenziali ma anche una diminuzione della sintesi di ATP e dell’attività di un enzima come la fumarato idratasi.

  • Per valutare in vitro la capacità delle Proantocianidine di inibire l’adesione del batterio Escherichia coli, resistente agli antibiotici, alle cellule epiteliali vescicali e vaginali, hanno condotto uno studio dal quale si è potuto dimostrare che tali Proantocianidine erano in grado di inibirne l’adesione batterica di ben il 70% a concentrazioni comprese tra 10 e 50 microg/ml con significativa batteriuria.  Tale risultato è conseguenza della combinazione tra le proantocianidine tipo A con le fimbrie di tipo P, inibendo in tal modo l’adesione batterica alle cellule epiteliali. Lo studio indica che le proantocianidine tipo A sono efficaci nell’inibire l’adesione dell’Escherichia coli antibiotico resistente alle cellule epiteliali vescicali (Gupta A. et al “Inhibition of adherence of multi-drug resistant E. coli by proanthocyanidin. Urol Res. 2011 Jun 19”).

 

 

 

 

 

E’ importante ricordare che l’Escherichia coli e lo Staphylococcus species (produttori di biofilm) sono i batteri più comunemente responsabili delle infezioni urinarie ricorrenti di cui molti pazienti cateterizzati soffrono. Alla luce di tali premesse è stato condotto uno studio clinico per valutare la capacità dell’estratto di Cranberry di inibire la formazione di biofilm da parte di questi batteri ed è stato dimostrato che non solo il Cranberry inibiva tale formazione ma riusciva anche a ridurre la crescita dei germi gram positivi (Staphylococcus) ma non di quelli gram negativi (Escherichia), con MIC comprese tra 0,02 e 5 mg/ml. Pertanto le conclusioni a cui sono giunti gli autori sono che l’estratto di Cranberry può essere utile contro la crescita e la produzione di biofilm dei batteri che causano le infezioni urinarie da catetere (Laplante K.L. et al. Effects of Cranberry Extracts on Growth and Biofilm Production of Escherichia coli and Staphylococcus species. Phytother Res. 2012 Feb 1. doi: 10.1002/ptr.4592)

 

 

 

  • AZIONE ANTAGONISTA SULLO STREPTOCOCCO DEL CRANBERRY:

 

  • Gregoire S. et al, hanno condotto uno studio in vitro per valutare la capacità della componente polifenolica del Cranberry di contrastare la virulenza e la produzione di glucani da parte del batterio “Streptococcus mutans”. Si è visto che tale componente era in gradi di inibire significativamente (p<0,05) l’attività della glucosiltransferasi B e C e della F-ATPasi e di ridurre la capacità del batterio di produrre acidi, senza modificare la vitalità delle cellule batteriche. Le componenti principali alla base di tale meccanismo d’azione erano: la quercetina 3 arabinofuranoside, la miricetina e la procianidina A2, specie in combinazione tra loro. Lo studio ha dimostrato pertanto che la componente polifenolica del Cranberry è decisamente attiva contro lo Streptococcus mutans, potendo ad esempio ostacolare la formazione della carie dentaria (Gregoire S. et al. Influence of cranberry phenolics on glucan synthesis by glucosyltransferases and Streptococcus mutans acidogenicity. J Appl Microbiol. 103(5):1960-8, 2007).
  • Uno studio condotto da Yamanaka A. et al. (Inhibitory effects of cranberry juice on attachment of oral streptococci and biofilm formation. Oral Microbiol Immunol. 19 (3):150-4, 2004) ha esaminato l’effetto del succo di Cranberry sull’adesione degli streptococchi presenti nel cavo orale ed è stato dimostrato che il Cranberry è in grado di inibire l’adesione in modo statisticamente significativo e la loro idrofobicità.
  • Per valutare la capacità del succo di Cranberry di ostacolare l’attività dello Streptococcus pneumoniae ed i virus influenzali nel 2012 è stato condotto uno studio in cui si è evidenziato che il succo di Cranberry contiene materiale ad alto peso molecolare non dializzabile (NDM), in grado di inibire la emoagglutinazione indotta dal virus influenzale e neutralizzarne la sua tossicità nelle colture cellulari. Il Cranberry è riuscito ad inibire l’attività enzimatica delle neuraminidasi nei ceppi di virus influenzali A e B e anche nello Streptococcus pneumoniae. Questa attività antineuraminidasica è risultata massimale contro il virus N1 con IC50 di 192 microg/ml e meno attiva rispettivamente contro i virus BN e N2 con IC50 di 509 e 1128 microg/ml. Lo studio indica che il succo di Cranberry è in grado di interferire con l’attività dei virus influenzali e dello Streptococcus pneumoniae (Oiknine-Djian E. et al. High Molecular Weight Constituents of Cranberry Interfere with Influenza Virus Neuraminidase Activity In Vitro. Planta Med. 2012 May 15)

 

 

 

  • AZIONE ANTAGONISTA SUL BATTERIO “PHORPHYROMONAS GINGIVALIS”(principale batterio responsabile delle patologie parodontali)

 

  • La parodontite è un’infiammazione dei tessuti parodontali, che determina una perdita d’attacco dei denti rispetto all’alveolo, con conseguente formazione di tasche parodontali, mobilità dentale, sanguinamento gengivale, ascessi e suppurazioni, fino alla perdita di uno o più denti. Uno studio condotto da Tipton D.A. et al nel 2012 allo scopo di valutare la citotossicità del Cranberry sui principali batteri responsabili di tale infiammazione (Fusobacterium nucleatum, e Porphyromonas gingivalis)

Questo studio ha usato fibroblasti gengivali, che venivano incubati per 6 giorni con un materiale non dializzabile ad alto peso molecolare derivato dal Cranberry in presenza o meno di LPS. Sono stati valutati i danni cellulari, la produzione di IL6 e di metallo proteinasi 3 e l’attivazione dell’NF-KappaB. Dai risultati ottenuti si è potuto evidenziare che il Cranberry non aveva alcuna citotossicità né da solo né associato al LPS. Il Cranberry alla concentrazione di 50 microg/ml inibiva la sintesi di p65 indotta dal LPS (p<0,003) e la produzione di metallo proteinasi 3 (p<0,02) ed inoltre stimolava la IL6 costitutiva o stimolata dal LPS (p<0,0001) ma inibiva la IL6 normale fibroblastica (p<0,01). Gli Autori concludono pertanto affermando che il cranberry inibisce la produzione di metallo proteinasi 3 e l’attivazione dell’NF-KappaB e modula quella di IL6 nei fibroblasti gengivali stimolati col LPS (Tipton D.A. et al. Effects of cranberry components on human aggressive periodontitis gingival fibroblasts. J Periodontal Res. 2012 Oct 28. doi: 10.1111/jre.12023.)

  • Uno studio in vitro ha esaminato l’effetto delle proantocianidine di classe A sulla parodontite e sul Porphyromonas gingivalis, principale batterio responsabile di tale infiammazione. E’ stato osservato che tali Procianidine neutralizzavano la virulenza di questo batterio in modo dose dipendente ma non interferivano con la sua crescita: inibivano la secrezione di IL8 e di chemochine ligand 5 senza alterare la secrezione di IL6 da parte delle cellule epiteliali gengivali. Questo effetto antiflogistico era associato ad una ridotta attivazione dell’NF-KappaB. Gli Autori concludono che le Proantocianidine di classe A presenti nel Cranberry ostacolano le infezioni gengivali indotte dal Porphyromonas gingivalis (V.D. et al. Anti-Porphyromonas gingivalis and Anti-inflammatory Activities of A-Type Cranberry Proanthocyanidins. Antimicrob Agents Chemother. 2010 Feb 22).

 

 

 

  • AZIONE ANTAGONISTA SULLA CANDIDA ALBICANS (fungo responsabile della Candidosi):

La candida (o candidosi) è un’infezione piuttosto comune provocata dalla candida albicans, un fungo saprofita normalmente presente in diversi distretti del corpo umano (bocca, vagina, …) che in determinate condizioni può diventare patogeno (ossia causa di malattia).

  • Uno studio in vitro del 2012 effettuato da Feldman et al. (Cranberry proanthocyanidins inhibit the adherence properties of Candida albicans and cytokine secretion by oral epithelial cells. BMC Complement Altern Med. 12:6, 2012) ha studiato gli effetti delle Procianidine tipo A del Cranberry sulle proprietà patogene della Candida albicans e sulla risposta infiammatoria delle cellule epiteliali orali infettate da questo patogeno. E’ stata valutata la capacità adesiva del fungo alle cellule epiteliali, i livelli di citochine, l’attivazione dell’NFKappaB p65 e la fosforilazione delle chinasi nelle cellule epiteliali orali. Si è potuto notare che le Procianidine A non modificavano la crescita della Candida ma prevenivano la formazione del biofilm e riducevano la capacità adesiva della Candida alle cellule epiteliali. L’effetto antiflogistico (riduzione della secrezione IL6 e IL8 da parte delle cellule orali stimolate con la Candida) si accompagnava a una ridotta attivazione dell’NFKappaB e alla fosforilazione di alcune chinasi intracellulari. Gli Autori hanno potuto concludere che le Procianidine A del Cranberry riducono la capacità adesiva e la formazione di biofilm da parte della Candida e svolge anche azione antiflogistica in caso di infezione da parte di questo fungo.

 

 

 

  • CISTITE, INFEZIONI VESCICALI E DELLE VIE URINARIE

 

Uno dei disturbi più frequenti riguardanti le vie urinarie, soprattutto nella donna, è senz’altro la cistite, cioè l’infiammazione della mucosa vescicale, su base infettiva, molto fastidiosa, dolorosa, irritante, spesso frequente o ciclica, che colpisce 1 donna su due in età fertile. Circa l’85% delle infezioni delle basse vie urinarie (vescica ed uretra) è causato dall’Escherichia coli, un batterio che si trova nell’intestino. Soprattutto nella donna, a causa della stretta vicinanza dello sbocco dell’uretra all’ano, si possono creare condizioni favorevoli al passaggio dei batteri nelle vie urinarie e in particolare nella vescica, circostanza facilitata anche dalla brevità dell’uretra femminile.

  • Per verificare l’efficacia dell’estratto di Cranberry sulle infezioni vescicali è stato fatto condotto uno studio clinico controllato su 15 pazienti con lesioni del midollo spinale. Ai soggetti partecipanti è stato chiesto di assumere succo di Cranberry per 7 giorni consecutivi, con campionamento dell’urina per valutare la carica batterica, eseguire l’antibiogramma e determinare l’adesività dei germi alle cellule della mucosa vescicale. Si è potuto verificare che il succo di Cranberry era in grado di ridurre in modo significativo la capacità dei batteri di aderire all’epitelio vescicale, senza comunque produrre su di essi danni microscopicamente rilevanti (Schlager T.A. et al. Effect of cranberry juice on bacteriuria in children with neurogenic bladder receiving intermittent catheterization. J Pediatr 135(6):698-702, 1999).
  • Un ulteriore studio ha, non solo confermato che il Cranberry è in grado di ridurre l’adesione dei batteri alle cellule vescicali ma è anche in grado di facilitare il distacco di circa il 70% dei batteri già precedentemente adesi. Il massimo effetto inibente di tale adesione batterica raggiunge il massimo dopo circa 2 ore dalla sua ingestione per via orale e permane per circa 2 ore.
  • Stothers L. A per valutare l’efficacia di alcune preparazioni a base di Cranberry, ha condotto uno studio clinico randomizzato arruolando 150 donne sessualmente attive, di età compresa tra i 21 e i 72 anni, che assumevano per os: 150 mg di estratto secco di Cranberry, 250 ml di succo di Cranberry o un placebo per 1 anno. E’ stato valutato il numero di episodi cistitici e il consumo di antibiotici durante l’anno dello studio. Al termine dello studio si è visto che sia l’estratto secco che il succo di Cranberry riducevano il numero di episodi cistitici rispettivamente del 20% e 18%. Il costo annuo della terapia era di 624$ per chi aveva assunto l’estratto secco e di 1400$ per chi aveva preso invece il succo. Infine il consumo di antibiotici era significativamente inferiore nei due gruppi sperimentali rispetto al gruppo placebo. Lo studio indica pertanto che sia l’estratto secco che il succo di Cranberry sono efficaci nelle infezioni delle vie urinarie, anche se l’estratto secco è molto più conveniente dal punto di vista economico (Stothers L. A randomized trial to evaluate effectiveness and cost effectiveness of naturopathic cranberry products as prophylaxis against urinary tract infection in women. Can J Urol 9(3):1558-62, 2002).

 

 

 

 

  • UTILIZZO DEL CRANBERRY PER PAZIENTI “CATETERIZZATI”

 

  • E’ noto che i pazienti cateterizzati vanno spesso incontro ad infezioni urinarie, e che la causa principale di ciò è la formazione di biofilm sul catetere da parte dei germi patogeni. Uno studio ha dimostrato che la somministrazione di succo di Cranberry a pazienti cateterizzati riduceva in modo significativo la formazione del biofilm e quindi l’incidenza delle infezioni urinarie in questi pazienti. Trautner B.W. et al. Prevention of catheter-associated urinary tract infection. Curr Opin Infect Dis. 18(1):37-41, 2005.
  • Bonetta A. et al. nel 2012 hanno condotto uno studio clinico controllato volto a valutare gli effetti di un estratto secco di Cranberry su 184 pazienti sottoposti a radioterapia per un carcinoma della prostata, che venivano sottoposti a cateterismo vescicale e a esami settimanali delle urine. Gli Autori hanno potuto osservare che il Cranberry riduceva significativamente il numero di pazienti nei quali si manifestava un’infezione urinaria (dal 24,2% del gruppo placebo al 8,7% del gruppo che aveva assunto Cranberry, p<0,01); l’estratto di cranberry riduceva anche la necessità di eliminazione dell’urina durante il riposo notturno (nicturia), la minzione imperiosa e l’emissione di urine con difficoltà (non necessariamente accompagnata da dolore (disuria). Dai risultati così ottenuti, gli Autori hanno potuto dimostrare che l’estratto di Cranberry è in grado di ostacolare significativamente le infezioni vescicali in pazienti cateterizzati operati di carcinoma prostatico e che migliora anche i sintomi tipici. (Bonetta A. et al. Enteric-coated, highly standardized cranberry extract reduces risk of UTIs and urinary symptoms during radiotherapy for prostate carcinoma. Cancer Manag Res. 4:281-6, 2012).
  • Una metanalisi condotta nel 2011 da Muzzi-Bjornson L. et al. ha analizzato i possibili fattori utili nel prevenire le infezioni vescicali causate dal catetere. Gli studi che sono stati inclusi nella metanalisi avevano utilizzato estratto di Cranberry, succo di Cranberry o catetere impregnato con l’argento. Si è così concluso che il catetere impregnato con l’argento riduceva la formazione del biofilm, mentre il Cranberry era in grado di ridurre il consumo di antibiotici, la resistenza batterica verso gli antibiotici stessi e le infezioni forti e resistenti col Clostridium difficile. Dalla metanalisi si è pertanto potuto evincere che l’utilizzo di cateteri impregnati con l’argento e l’utilizzo del Cranberry possono aiutare a ridurre le infezioni urinarie da catetere vescicale nell’uomo (Muzzi-Bjornson L. et al. Preventing infection in elders with long-term indwelling urinary catheters. J Am Acad Nurse Pract. 23(3):127-34. doi: 10.1111/j.1745-7599.2010.00588.x, 2011.

 

 

 

  • EQUILIBRIO FLORA BATTERICA INTESTINALE NEL BAMBINO E SULLA BATTERIURIA IN GRAVIDANZA

 

  • Salo J. et al. nel 2011 hanno condotto uno studio clinico randomizzato per valutare l’efficacia del Cranberry nel prevenire la ricorrenza delle infezioni urinarie nei bambini, se svolgesse pertanto un’azione preventiva. Nello studio sono stati arruolati 263 bambini affetti da cistite ricorrente, che hanno assunto per 6 mesi o succo di Cranberry o un placebo. Gli Autori hanno così osservato che 20 bambini nel gruppo Cranberry e 28 in quello placebo avevano almeno 1 episodio di cistite nei 6 mesi di osservazione (difference, -6%; 95% confidence interval [CI], -16 to 4%; P = .21). Per quanto riguarda invece il tempio medio di recidiva non vi erano differenze significative. Gli episodi cistitici erano 27 nel gruppo Cranberry e 47 in quello placebo, e la densità dell’incidenza per persona/anno a rischio era di 0,16 episodi in meno nel gruppo Cranberry versus il gruppo placebo (95% CI, -.31 to -.01; P = .035). I bambini del gruppo Cranberry facevano significativamente meno ricorso agli antibiotici rispetto a quelli del gruppo placebo (-6 days per patient-year; 95% CI, -7 to -5; P < .001) (Salo J. et al. Cranberry Juice for the Prevention of Recurrences of Urinary Tract Infections in Children: A Randomized Placebo-Controlled Trial. Clin Infect Dis. 2011 Nov 18).
  • Uno studio clinico ha valutato l’effetto del Cranberry sulle infezioni sia sintomatiche che non sintomatiche delle donne in gravidanza. Le partecipanti allo studio erano 188 donne in gravidanza, che sono state suddivise in tre gruppi: un gruppo assumeva succo di Cranberry due volte al giorno (1°gruppo), un altro invece succo di Cranberry al mattino e placebo al pomeriggio (2°gruppo) ed il terzo invece solo placebo per 6 mesi (3°gruppo). Durante l’intero periodo sono stati registrati 27 episodi infettivi urinari, dei quali 6 si verificavano nel 1°gruppo, 10 nel gruppo 2 e 11 nel gruppo 3. Nel gruppo che aveva assunto sempre Cranberry vi era una riduzione del 57% nell’incidenza delle infezioni urinarie asintomatiche e del 41% di quelle sintomatiche ed il 38,8% dei soggetti ha dichiarato di aver avuto lievi disturbi gastrointestinali di vario tipo durante il trattamento. Lo studio indica partanto che il succo di Cranberry è in grado di inibire l’insorgenza delle infezioni urinarie nella donna in gravidanza senza causare alcun tipo di tossicità. (Fonte: Wing D.A. et al. L’effetto del consumo giornaliero di succo di Cranberry (mirtillo americano) nella prevenzione delle infezioni sintomatiche e non sintomatiche delle vie urinarie nella donna in gravidanza. J Urol. 180(4):1367-72, 2008.)

 

 

 

  • METANALISI

 

  • Una metanalisi condotta nel Novembre 2012 da Jepson R.G. et al. valutava l’efficacia del Cranberry nel ridurre l’incidenza delle infezioni urinarie. Nella metanalisi sono stati inclusi un totale di 24 studi clinici controllati che hanno valutato l’azione preventiva del Cranberry sulle infezioni urinarie e che ne paragonavano gli effetti confrontando il Cranberry con antibiotici comuni, metenamina ippurato, Lactobacillus o placebo. La conclusione a cui sono giunti gli Autori è che il Cranberry sia come succo sia come estratto secco ha una certa efficacia nella prevenzione delle infezioni urinarie ricorrenti, in particolare nella donna e che il suo effetto preventivo è simile a quello degli antibiotici. (Jepson R.G. et al. Cranberries for preventing urinary tract infections. Cochrane Database Syst Rev. 10:CD001321. doi:10.1002/14651858.CD001321.pub5, 2012.)
  • Una metanalisi condotta nel Settembre 2012 ha valutato l’efficacia e la tollerabilità del Cranberry nelle infezioni urinarie; in tale metanalisi sono stati inclusi solo gli studi che avessero paragonato l’effetto del Cranberry versus placebo nelle infezioni urinarie e sono stati così inclusi 13 studi per un totale di 1616 pazienti esaminati. E’ stato osservato che il random-effects pooled risk ratio (RR) per il Cranberry era di 0.62 (95% CI, 0.49-0.80), con un rateo moderato di eterogeneità (I(2) = 43%). Analizzando poi i sottogruppi gli autori hanno notato che il cranberry era più efficace in alcuni sottogruppi, incluse le donne con infezioni vescicali ricorrenti (RR, 0.53; 95% CI, 0.33-0.83) (I(2) = 0%), le donne in genere (RR, 0.49; 95% CI, 0.34-0.73) (I(2) = 34%), i bambini (RR, 0.33; 95% CI, 0.16-0.69) (I(2) = 0%). La metanalisi è stata pertanto conclusa affermando che il cranberry è efficace nel trattamento delle infezioni urinarie (Wang C.H. et al. Cranberry-containing products for prevention of urinary tract infections in susceptible populations: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Arch Intern Med. (13):988-96, 2012).
  • Una metanalisi condotta nel 2009 ha esaminato l’effetto del Cranberry in donne che soffrono di infezioni vescicali ricorrenti (molto frequenti nelle donne sessualmente attive in età fertile). Il meccanismo d’azione del Cranberry è dovuto alle Proantocianidine di tipo A, che ostacolano la capacità adesiva delle fimbrie dei batteri alle cellule della mucosa vescicale e che ne causano anche una deformazione che li potrebbe rendere più suscettibili agli antibiotici. Tale meccanismo d’azione è particolarmente evidente sull’Escherichia coli (batterio più frequentemente responsabile delle infezioni del tratto urinario). La maggior parte degli studi clinici pubblicati mostra la capacità dell’estratto di Cranberry di ridurre le recidive delle infezioni vescicali per un uso cronico, che è molto ben tollerato dall’organismo, che non ha interazioni conosciute con altri farmaci e/o droghe vegetali e che per la sua totale assenza di teratogenicità può essere assunto anche in gravidanza, durante l’allattamento e dai bambini.(Perez-Lopez F.R. et al. Vaccinium macrocarpon: An interesting option for women with recurrent urinary tract infections and other health benefits. J Obstet Gynaecol Res. 35(4):630-9, 2009).
  • Una metanalisi condotta nel 2007 ha esaminato la letteratura esistente inerente l’efficacia dell’estratto e del succo di Cranberry di prevenire le infezioni delle vie urinarie. Sono stati inclusi solamente gli studi clinici controllati che valutavano l’aspetto preventivo del Cranberry e ne sono stati reperiti 9 in totale: 4 di questi studi sono stati ritenuti validi ed attendibili (buoni criteri qualitativi); in questi studi i prodotti a base di Cranberry riducevano significativamente l’incidenza delle infezioni delle vie urinarie nell’arco di 1 anno (RR 0.65, 95% CI: 0.46-0.90) diversamente dal placebo. Gli altri 5 studi hanno fornito risultati generalmente positivi ma i criteri coi quali sono stati condotti non sono del tutto soddisfacenti e quindi potrebbero essere criticabili. Gli effetti collaterali imputabili al trattamento erano relativamente frequenti, con prevalenza di sintomi in genere moderati di tipo gastrointestinale. La metanalisi ha pertanto concluso che l’estratto ed il succo di Cranberry sembrano essere utili nel trattamento delle recidive delle infezioni delle vie urinarie (Jepson R.G. et al. A systematic review of the evidence for cranberries and blueberries in UTI prevention. Mol Nutr Food Res. 51(6):738-45, 2007).

 

LETTERATURA SCIENTIFICA UTILE

1) Yamanaka A. et al. Inhibitory effects of cranberry juice on attachment of oral streptococci and biofilm formation. Oral Microbiol Immunol. 19(3):150-4, 2004.

2)Han C.H. et al. Protective effects of cranberries on infection-induced oxidative renal damage in a rabbit model of vesico-ureteric reflux. BJU Int. 2007 Sep 11; [Epub ahead of print].

3)Gregoire S. et al. Influence of cranberry phenolics on glucan synthesis by glucosyltransferases and Streptococcus mutans acidogenicity. J Appl Microbiol. 103(5):1960-8, 2007.

4)Avorn J. et al. Reduction of bacteriuria and pyuria after ingestion of cranberry juice. J.A.M.A. 271, 751-754, 1994.

5)Kontiokari T. et al. Randomised trial of cranberry-lingonberry juice and Lactobacillus GG drink for the prevention of urinary tract infections in women.BMJ 322(7302):1571, 2001

6)Schlager T.A. et al. Effect of cranberry juice on bacteriuria in children with neurogenic bladder receiving intermittent catheterization. J Pediatr 135(6):698-702, 1999.

7)Stothers L. A randomized trial to evaluate effectiveness and cost effectiveness of naturopathic cranberry products as prophylaxis against urinary tract infection in women. Can J Urol 9(3):1558-62, 2002.

8)Waites K.B. et al. Effect of cranberry extract on bacteriuria and pyuria in persons with neurogenic bladder secondary to spinal cord injury. J Spinal Cord Med. 27(1):35-40, 2004.

9)Trautner B.W. et al. Prevention of catheter-associated urinary tract infection. Curr Opin Infect Dis. 18(1):37-41, 2005.

10)McMurdo M.E. et al. Does ingestion of cranberry juice reduce symptomatic urinary tract infections in older people in hospital? A double-blind, placebo-controlled trial. Age Ageing. 34(3):256-61, 2005.

11)Kontiokari T. et al. Cranberry juice and bacterial colonization in children-A placebo-controlled randomized trial. Clin Nutr. 24(6):1065-72, 2005.

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Quanto proposto è ad esclusivo scopo informativo e non sostituisce il medico a cui bisogna rivolgersi per i problemi relativi alla salute.

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