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La chemioprevenzione: aiutiamo il nostro corpo a prevenire le malattie.

La chemioprevenzione antitumorale è un nuovo approccio nel management dei tumori; può essere definita come l'impiego dei farmaci non citotossici per bloccare la progressione dei tumori invasivi.
La chemioprevenzione può prevenire il danno al DNA che dà origine al processo di trasformazione neoplastica o impedire la progressione delle lesioni pre-invasive.

La comprensione dei meccanismi alla base della carcinogenesi ha portato alla sintesi di nuovi farmaci che hanno come target specifici recettori, come per esempio molecole naturali o di sintesi o prodotti biologici, che servono a prevenire, far regredire o sopprimere, la progressione delle lesioni preneoplastiche a cancro invasivo.

La cancerogenesi, o induzione del cancro, può dipendere da fattori congeniti (anomalie genetiche germline trasmissibili ereditariamente) o acquisiti, quali l'esposizione a fattori ambientali esogeni o a cancerogeni endogeni che innescano e mantengono la trasformazione neoplastica. I fattori congeniti e acquisiti spesso interagiscono nel determinare la comparsa del fenotipo francamente maligno. L’utilizzo di farmaci, sostanze biologiche o elementi nutritivi per inibire, consentono di ritardare o invertire il processo di cancerogenesi in qualunque momento, prima della fase invasiva di malattia.

PIN prostatico di alto grado prostatico: un campanello d’allarme?

In circa l’80 % delle prostatectomie per cancro, il tessuto circostante la neoplasia mostra focali modificazioni considerate precursori del carcinoma e conosciute come displasia dutto-acinare o più semplicemente Neoplasia Prostatica Intraepiteliale (PIN).

Il PIN costituisce una situazione di rischio di progressione in un vero e proprio adenocarcinoma, in generale, è una lesione che nel 40% dei casi può associarsi a tumore però questo vale solo per il HG-pin (ad alto grado) quello che un tempo era definito pin 3.

Il PIN è fortemente predittivo di adenocarcinoma ed il suo rinvenimento all’agobiopsia suggerisce una ulteriore ricerca per un tumore coesistente. Il PIN da solo non sembra avere influenza sulla concentrazione sierica di PSA, e non è visibile con le comuni metodiche di imaging. I pazienti con PIN potrebbero essere dei candidati ideali per dei trials di chemoprevenzione, ma è difficile se non impossibile il loro reperimento.

Tumore della Prostata, quando operare e come prevenire le recidive biochimiche.

La prostata è una ghiandola presente solo negli uomini che, in condizioni normali, ha le dimensioni di una noce. Il tumore della prostata è provocato dalla crescita incontrollata di alcune cellule all'interno della ghiandola stessa. Il tumore della prostata è una neoplasia che si origina dalle cellule ghiandolari secretorie, per tale motivo è definito adenocarcinoma e la sua evoluzione è influenzata dall’assetto ormonale del paziente. La regione della ghiandola dove più di frequente origina la patologia è la zona periferica della prostata che non ha contatto diretto con le vie urinarie. Questo spiega come mai la sintomatologia sia pressochè assente negli stadi iniziali e si esacerbi invece solamente negli stadi avanzati della malattia allorquando per esempio vengono coinvolti altri organi. Ci sono molti modi per trattare un tumore della prostata. A seconda del tipo di malattia e della sua estensione può essere preferibile uno dei seguenti approcci: la chirurgia, è uno dei trattamenti più consigliati e consiste nella rimozione di tutta la ghiandola (prostatectomia radicale) con un'incisione tra lo scroto e l'ano (approccio perineale) oppure nella parte inferiore dell'addome (approccio retropubico). In genere viene praticata quando il tumore è ancora di dimensioni ridotte. Nonostante l'intervento di per sé sia considerato sicuro, comporta spesso conseguenze gravi quali l'impotenza e l'incontinenza, soprattutto quando il paziente ha un'età avanzata. Di recente è stata messa a punto anche una tecnica cosiddetta “di risparmio dei nervi”, che cerca di non ledere i nervi che regolano l'erezione e che scorrono accanto alla prostata.

La radioterapia, viene proposta di solito ai pazienti più anziani perché comporta meno rischi di conseguenze negative rispetto alla chirurgia, almeno per quanto riguarda l'incontinenza urinaria. Un’altra alternativa è la terapia ormonale: le cellule della prostata, sia normali sia tumorali, per il loro mantenimento in vita e per la loro riproduzione dipendono dagli ormoni sessuali maschili (in primo luogo il testosterone). Per questo uno dei modi di combattere un tumore prostatico è l'annullamento degli effetti degli androgeni. Tale scopo si può raggiungere in diversi modi: con l'asportazione dei testicoli, oppure con la somministrazione di farmaci che bloccano la produzione di androgeni come i cosiddetti LHRH agonisti o i bloccanti dei recettori degli androgeni. La terapia ormonale, inoltre, può essere indicata nei casi più gravi come preparazione alla radioterapia: si parla allora di terapia neoadiuvante. La chemioterapia, in genere è riservata ai casi più gravi e ai malati che non rispondono più alla terapia ormonale. Esistono diversi protocolli con associazioni vari di farmaci. Il watchful waiting, con questo termine anglosassone si indica un atteggiamento di attesa attenta che, in alcuni casi, può essere la scelta più intelligente. Ogni procedura comporta infatti rischi e conseguenze, che possono rivelarsi anche inutili se il tumore, all'esame bioptico, si rivela a crescita molto lenta. Talvolta, dunque, soprattutto se il paziente è anziano, i medici consigliano di non fare nulla se non sottoporsi a esami regolari (esplorazione rettale ogni 3-6 mesi con valutazione dell’andamento di valori del PSA , quando è il caso, biopsie), per riservarsi di intervenire solo quando si determinino condizioni realmente sospette (in presenza di progressione di malattia biochimica). Spesso la ricomparsa del tumore, prima che da metastasi "visibili" è annunciata dal ripresentarsi di livelli sensibili di PSA, l'antigene prostatico specifico, che è la sostanza prodotta unicamente dalla prostata e che, rimossa la ghiandola, dovrebbe essere a livelli molto bassi. Anche quando ci sono recidive biochimiche, però, non è detto che si presentino metastasi e che, pur presentandosi le metastasi, si rivelino fatali per il paziente. In ogni caso, si stima che a dieci anni dall'intervento radicale, il 35% dei pazienti vada incontro a una recidiva biochimica. Come sempre in questi casi, evitare cure inutili, sarebbe ideale poter disporre di una serie di indicatori capaci di anticipare con una certa approssimazione quale sarà il destino del tumore. La radioterapia è stata consigliata dopo prostatectomia radicale per prevenire la progressione di malattia in pazienti con evidenza istologica di malattia extracapsulare, margini chirurgici positivi, invasione delle vescichette seminali o metastasi nei linfonodi pelvici. Tale terapia può essere eseguita in regime adiuvante o dopo recidiva biochimica (PSA >0,4 ng/ml). E’ stato provato che alcuni fattori dietetici e comportamentali sono spesso associati a questa malattia. Una dieta vegetariana (verdure gialle e verdi, olio di oliva e frutta) sembrerebbe svolgere un’azione protettiva nella formazione delle recidive attraverso sostanze con azione antiossidante. Anche l’uso di sostanze come la Vitamina A, D, E, il Selenio, l’Acido Ellagico e l’Annona Muricata portano a un decremento del rischio di ammalarsi.

Fattori di rischio nel tumore della Vescica.

Per il tumore della vescica sono stati individuati i seguenti fattori di rischio: il fumo di sigaretta, l'esposizione cronica alle amine aromatiche e nitrosamine (frequente nei lavoratori dell'industria tessile, dei coloranti, della gomma e del cuoio), l'assunzione di farmaci come la ciclofosfamide e l'infezione da parassiti come Bilharzia e Schistosoma haematobium, diffusi in alcuni paesi del Medio Oriente (Egitto in particolare). Anche la dieta gioca un ruolo importante: fritture e grassi consumati in grande quantità sono infatti associati a un aumentato rischio di ammalarsi di tumore della vescica; ma anche l’età, il sesso maschile e la presenza di calcoli vescicali rientrano nei fattori di rischio. Esistono infine prove a favore di una componente genetica quale fattore di rischio predisponente.

L’impiego di farmaci estrattivi può essere usata come supporto per la cura delle malattie neoplastiche?

I rimedi naturali costituiscono una delle più antiche pratiche usate dall’uomo per curare i propri disturbi; se ne trovano tracce, difatti, in civiltà antichissime come quella degli egizi, degli indù, dei greci, dei cinesi, dei romani. A disposizione della comunità scientifica esistono già lavori e ricerche cliniche, anche molto interessanti, condotte con molti estratti di piante, come ad esempio l’Aglio nel carcinoma della vescica, cancro gastrico e intestinale, l’Aloe vera in vari tipi di tumore, la Boswellia in alcune forme di tumori cerebrali, la Genisteina (isoflavoni di soia) nel tumore prostatico, la Liquirizia nella prevenzione dell’epatocarcinoma, il Ginseng come immunostimolante nella prevenzione di numerosi tumori, il Tè verde nella riduzione della diffusione delle metastasi, il Vischio nella terapia complementare delle sindromi metastatiche. Recentemente grande attenzione è stata rivolta da parte della comunità scientifica al Melograno ed alla Graviola (pianta tropicale). Infatti il Melograno per il suo contenuto in Acido Ellagico e la Graviola per il suo contenuto in Acetogenine hanno dimostrato di possedere una potente azione Antineoplastica pura in tumori iniziali ma anche metastatici interessanti prostata e vescica. Il fatto nuovo nell’ambito della medicina naturale è dato dalla ricerca scientifica, che ha fatto enormi progressi in questi ultimi anni, ed oggi non si curano più i pazienti con le tisane della nonna o con le erbette raccolte nei campi. Anche di numerose piante medicinali oggi conosciamo il meccanismo d’azione (effetto antineoplastico, induzione dell’apoptosi, inibizione della angiogenesi, inibizione della COX2, effetto agonista/antagonista su recettori ormonali, produzione di citochine, ecc.), così come gli eventuali rischi di interazione con i farmaci di sintesi. Inoltre importante è il ruolo come terapia complementare nella prevenzione e nella riduzione degli effetti collaterali dei farmaci tipicamente utilizzati in chemioterapia.

Le proprietà antineoplastiche del succo di melograno.

Dal succo di Melograno viene estratto l’Acido Ellagico, un fenolo capace di interagire con molti degli aspetti del metabolismo cellulare che partecipano all’iniziazione ed allo sviluppo del tumore. L’Acido Ellagico esercita un cambiamento del rapporto tra gli enzimi del Citocromo P450 inibendo così il primo processo di trasformazione cellulare; si lega in modo competitivo alla sostanza cancerogena; stimola l’attività degli enzimi epatici disattivando i metaboliti reattivi della carcinogenesi e inibisce i danni da perossidazione lipidica indotta dai radicali liberi; in conclusione riduce significativamente la vitalità intrinseca della cellula tumorale. L’Acido Ellagico è il principale principio attivo dell’OASIT-K che fin dalle prime 48 ore dalla somministarzione della prima compressa induce l’arresto della fase G0/G1 del ciclo cellulare, dalle 48 ore alle 72 ore induce apoptosi e pseudoapoptosi con liberaziopne degli enzimi lisosomiali e permeabilizzazione di membrana e dopo le 72 ore aumenta la risposta dei geni oncosoppressori p53 e p21 per una potente azione immunomodulante. Le conclusioni dei ricercatori sono state che l’Acido Ellagico può avere un’azione chemio preventiva oltre che chemioterapica.

L’infertilità: un problema di coppia.

L’incidenza della disfertilità nella popolazione generale riguarda circa il 30% delle coppie e circa la metà di questo problema è dovuto a questioni genitali maschili. Le principali ragioni della disfertilità sono connesse con disfunzioni ormonali, malattie varie e spesso processi infiammatori locali, alterazioni strutturali e traumi dell’apparato genitale.
La molteplicità della patogenesi e soprattutto l’equa suddivisione delle responsabilità di infertilità tra i due sessi, fa si che il comportamento diagnostico – terapeutico sia costantemente orientato sulla coppia e non sul singolo componente di essa.

Prima di concepire un figlio è meglio curare prima le vie genito-urinarie, come?

Le affezioni delle vie genito-urinarie sono una delle cause di fallimento nel concepimento di un figlio. La prostatite ad andamento cronico, le Epididimiti recidivanti, le cistiti ricorrenti, la vaginite cronica sono situazioni patologiche che possono opporsi con meccanismi diversi alla procreazione. E’ consigliabile dunque in presenza di tali patologie provvedere alla loro rimozione, anche se poco sintomatiche, in presenza di infertilità di coppia. Tale obbiettivo è abbastanza costantemente raggiungibile mediante una terapia combinata ( Miuri-tandem) che da una parte agisca sul riequilibro della flora batterica intestinale e dall’altra, una volta che questa raggiunga l’apparato genito-urinario, ne impedisca l’ adesione agli epiteli di rivestimento.

Una percentuale troppo alta di uomini soffre di deficit erettile causato da problemi psico-somatici. Come aiutarli?

L’incidenza della disfunzione erettile è di circa il 10% della popolazione occidentale generale, ma arriva al 50% nell’età compresa tra i 40 e i 70 anni. Purtroppo la questione viene affrontata adeguatamente solo da una piccolissima parte degli uomini interessati per timore o vergogna. Questo atteggiamento porta al peggioramento del quadro complessivo che invece spesso può essere risolto dopo una accurata diagnosi delle cause; l’origine piscogena è ciò che più frequentemente si rileva nel soggetto giovane ma non bisogna trascurare anche in età giovanile la ricerca di cause organiche, la cui rimozione risolve facilmente e definitivamente il problema.

L’uso dei farmaci estrattivi per preparare la coppia ad una fecondazione assistita.

L’uso dei farmaci estrattivi è utile per integrare la terapia specifica. Tra i principali ricordiamo il Lepidium Meyenii, la Pfaffia Paniculata, il Ginseng asiatico e il Ginko Biloba, L-Arginina e Zinco. Questi farmaci estrattivi consentono la stimolazione dell’ovocita nella donna e agiscono sulla spermatogenesi incrementando la motilità degli spermatozoi nell’uomo. Si consiglia perciò, una terapia di supporto prima di una fecondazione assistita per preparare la coppia e aumentare la percentuale di successo.

Il complesso Lepidium Meyenii + Pfaffia Paniculata, un aiuto per la coppia.

Il complesso Lepidium Meyenii + Pfaffia Paniculata (detta Suma) è il principio attivo del LEPIJET: Il Lepidium Meyenii contiene degli alcaloidi che agiscono sull'asse ipotalamo-ipofisario producendo una stimolazione delle ghiandole surrenali ed un effetto energizzante e stimolante sulle gonadi. Il Lepidium Meyenii ha anche la proprietà di aumentare la fertilità sia maschile che femminile, questa é dovuta al sinergismo di diversi componenti: alto contenuto di minerali quali zinco e iodio, presenza di aminoacidi, in particolare arginina, e vitamine C ed E che agiscono in sinergia con le sostanze di natura alcaloidea e con i fitosteroli. In particolare è stata dimostrata una stimolazione della spermatogenesi nell'uomo (aumentata produzione di spermatogoni e spermatozoi), una stimolazione della maturazione dei follicoli di Graaf e della secrezione di estrogeni nella donna. La Pfaffia Paniculata é uno dei prodotti tonici, afrodisiaci e adattogeni. Per adattogeno si intende una sostanza in grado di aumentare la resistenza del corpo ad una serie svariata di agenti esterni, fisici e/o chimici. La Pfaffia Paniculata é quindi in grado di aumentare la resistenza alla fatica, di aumentare la capacità di concentrazione, ridurre l'affaticamento psico/fisico. Stimola i centri catecolaminergici del Sistema Nervoso Centrale provocando l'ipersecrezione delle endorfine che producono una vasodilatazione Ossido Nitrico-mediata solo dei corpi cavernosi facilitando così l'erezione e il suo prolungamento.

Cistiti: cause e fattori di rischio, come combatterle?

La cistite è l'infiammazione della vescica che può trovare la sua origine in fattori diversi. La più comune è l'infezione batterica con germi che possono derivare dall'ambiente esterno o nella donna dalla vagina per la brevità dell'uretra che caratterizza il sesso femminile o anche per la posizione di un catetere come più frequentemente avviene nell'uomo anziano o in ambedue i sessi in occasione di manovre strumentali diagnostiche o terapeutiche. La flora batterica può raggiungere la vescica anche da un focolare andogeno, prima fra tutti il grosso intestino: nelle cistiti ricorrenti è presente un circolo entero-urinario sostenuto dal sistema linfatico che trasporta i germi dall'intestino alla vescica. La cistite può riconoscere cause non batteriche come nella cistite attinica e fenomeni traumatici indotti ad esempio da calcoli o corpi estranei. L'infezione vescicale è favorita nella sua insorgenza da modificazioni anatomiche e/o funzionali responsabili di stasi urinaria.

Come curare le cistiti in gravidanza senza danni per il bambino.

Le donne sono più soggette all'insorgenza di cistiti sia per una ragione anatomica (vicinanza della vescica agli organi genitali esterni) che per una ragione ormonale (eccesso o carenza di estrogeni), un intestino irregolare e sbalzi di temperatura sono ulteriori cause della comparsa di cistiti. Le donne in gravidanza hanno molto spesso attacchi acuti di cistiti che vengono trascurate e non curate per paura di provocare danni al bambino. In questi episodi una terapia di MIURI TANDEM con la capsula al mattino per eliminare i batteri patogeni dall'intestino e la bustina alla sera per scollarli dalla parete vescicale è un'ottima soluzione per la cura di cistiti e vaginiti anche in gravidanza.

Lactobacillus Acidophilus e Cranberry: ottima associazione per la cura delle cistiti anche ricorrenti.

Lactobacillus Acidophilus Rossel 52 e Cranberry sono i principi attivi di MIURI TANDEM per la cura delle infezioni delle vie genito-urinarie quali prostatiti batteriche, cistiti acute e ricorrenti. La capsula del mattino contiene Lactobacillus Acidophilus che grazie all'Acidophillina (il più potente antibiotico naturale) ha un'azione intestinale batteriostatica sull'Escherichia Coli. La bustina della sera contiene Cranberry: il mirtillo americano che contiene significative quantità di antocianosidi, flavonoidi, acido citrico, malico, chinico ed ippurico, ed altre numerose sostanze che hanno proprietà antibatteriche. Studi recenti hanno dimostrato che il succo dei frutti di questa pianta ha la capacità di rendere antiadesiva la superficie delle mucose rendendo innocua la eventuale presenza di germi, in particolare dell'Escherichia Coli, all'interno della via escretrice urinaria.

Un problema sociale per il 70% degli uomini: le prostatiti.

La prostatite è un'infiammazione della prostata che interessa nell'arco della vita almeno un terzo della popolazione maschile ma forse anche in una percentuale maggiore. Tale affezione il più delle volte asintomatica o poco sintomatica viene spesso trascurata dal paziente sottoponendosi alle adeguate valutazioni solo a condizioni di acuzie o invalidanti l'amplesso (ejaculazione precoce o deficit erettivo) o di infertilità. La diretta conseguenza è il ritardo di un adeguata terapia e quindi la facilitazione alla cronicizzazione della prostatite stessa.

L'Ipertrofia Prostatica Benigna che cos'è?

L'Ipertrofia Prostatica Benigna o Adenoma della ghiandole peri uretrali è un ingrossamento della prostata con sviluppo o meno di un terzo lobo prostatico che propende verso la vescica, sollevandone il trigono e il labbro inferiore del collo. L'Ipertrofia prostatica non costituisce di per sé una patologia significativa. Solo quando questa comprime l'uretra in maniera da compromettere il transito dell'urina si determina una condizione patologica di ostruzione cervico-uretrale con possibili danni gravi e irreversibili alla vescica e alla lunga anche ai reni.

La prostatite può avere una doppia componente batterica e abatterica, come combatterla?

Le cause della prostatite sono i microrganismi con un ruolo che sembra essere sempre meno il protagonista dello stato infiammatorio, rivelandosi essi dei colonizzatori opportunisti che crescono qualora ci siano le condizioni adeguate per il loro sviluppo. Le disfunzioni intestinali, soprattutto quelle del sigma-retto con evacuazione irregolare, possono essere elemento favorente lo sviluppo di una congestione pelvica alla quale si associa poi una prostatite abatterica. Se flora batterica intestinale, superate le barriere fisiologiche, raggiunge per via linfatica od ematica la prostata, compare allora una prostatite batterica acuta che se non adeguatamente trattata tende a cronicizzarsi. L'alimentazione irregolare e l'abuso di alcolici, il fumo e la sedentarietà sono fattori di rischio per l'insorgenza di prostatiti abatteriche come anche l'astinenza ejaculatoria che aumenta la produzione di residui tossici. Lo stress, le tensioni emotive, possono aggravare la sintomatologia prostatica per l'insorgenza di condizioni ansiogene.

Pinus Pinaster: antinfiammatorio naturale nel trattamento della prostatite abatterica.

Il Pinus Pinaster è uno dei principi attivi di IPBtre e presenta una composizione ricca di polifenoli come i bioflavonoidi e gli acidi fenolici che agiscono in maniera sinergica potenziando la propria attività antinfiammatoria. Questa proprietà è dovuta all'inibizione delle Cicloossigenasi (COX-1 e COX-2) con la diminuzione della sintesi delle prostaglandine e di tutti i mediatori lipidici dell'infiammazione direttamente sulla superficie prostatica dando così sollievo alla sintomatologia che colpisce i pazienti prostatitici.